Valencia si riprende questo 20 marzo da un’edizione delle Fallas che è stata una delle migliori in termini di impatto e visitatori degli ultimi anni. Il tempo è stato clemente e tutte le aspettative sono state soddisfatte. Tuttavia, la festa lascia un rovescio della medaglia che si è potuto percepire anche per strada, sui social network e nelle conversazioni private: le Fallas sono sostenibili a questo livello?
L’edizione del 2026 è stata sicuramente una delle più contestate per il suo impatto sul normale funzionamento della città, sul riposo dei residenti e sulla convivenza tra gente del posto e visitatori dopo più di due settimane di festa. Da qui nasce una domanda: cosa bisogna cambiare in vista di quelle del 2027?
Noi di Valencia Secreta abbiamo raccolto e analizzato più di 1.500 commenti su Instagram e Facebook per capire cosa cambierebbero i valenciani per le Fallas del 2027 e in che modo ripenserebbero la festa.
Cosa bisogna cambiare nelle Fallas del 2027

Nessuno vuole mettere fine alle Fallas, ma la maggioranza chiede alle istituzioni una profonda revisione del modello per garantire la convivenza. La festa più grande della Comunità Valenciana rischia di “morire di successo” se il Comune di Valencia e la Junta Central Fallera non prendono provvedimenti in vista delle future edizioni, secondo i residenti.
Il Comune ha comunicato questo venerdì che, in vista del 2027, l’allestimento dei tendoni inizierà l’11 marzo e si proporrà di multare chi sparerà fuochi d’artificio durante le ore di riposo.
Maggiore controllo sui petardi

I fuochi d’artificio amatoriali sono in testa alla lista delle lamentele dei cittadini. I residenti denunciano l’uso indiscriminato di petardi a qualsiasi ora e in qualsiasi punto della città, con un impatto particolarmente grave su anziani, malati, persone con disturbi dello spettro autistico e animali domestici. “Controllo assoluto dei petardi: calibro, restrizioni sulle zone in cui lanciarli e orari… e, soprattutto, la volontà di far rispettare le regole e sanzioni vere”, è il riassunto di un’utente.
La proposta: zone delimitate, orari rigidi e, soprattutto, una reale volontà politica di farli rispettare.
I tendoni, troppo presto e troppo a lungo

La privatizzazione dello spazio pubblico è la seconda grande lamentela. I cittadini sottolineano che i tendoni delle commissioni delle Fallas vengono installati con eccessivo anticipo — quest’anno già dall’inizio di marzo —, bloccando il traffico, chiudendo strade ed eliminando posti auto per settimane.
C’è chi propone direttamente di riportare l’attività all’interno dei casales: “Che facciano le cose all’interno del casal come si è sempre fatto, se non hanno spazio che ne cerchino uno più grande. Non possono appropriarsi del suolo pubblico”, sostiene un’altra utente.
Da JCF anticipano che nel 2027 i tendoni potrebbero essere installati a partire dall’11 marzo.
Le feste di strada, fino alle quattro del mattino?

L’orario delle feste di strada, consentito fino alle 04:00, è diventato un altro motivo di tensione. Alcuni residenti descrivono situazioni insostenibili: “Le lampade del soffitto che oscillano per il rumore. È una situazione insopportabile”, raccontano. Il consenso emerso dal dibattito punta a fissare la chiusura della musica alle 02:00 al massimo.
Sporcizia, bevute all’aperto e turismo da sbornia

L’inciviltà e la sporcizia sono al centro del quarto grande blocco di lamentele. I cittadini denunciano che le Fallas hanno attirato un tipo di visitatore che viene esclusivamente per bere, con mega-banchetti, minzione per strada e rifiuti accumulati nei quartieri. “La festa si è trasformata in un territorio ostile”.
Tassa turistica e riforma dell’Ofrenda

Altre due proposte chiudono l’analisi. La prima, l’introduzione di una tassa turistica che contribuisca a coprire i costi di pulizia, sicurezza e deterioramento dell’arredo urbano generati dalla settimana delle Fallas, una misura che ogni anno raccoglie sempre più consensi tra i residenti.
La seconda riguarda il cuore sentimentale delle feste: l’Ofrenda. Molti cittadini chiedono di estenderla a tre giorni o di prevedere turni mattutini per evitare che le commissioni — e soprattutto i bambini — finiscano per sfilare all’alba, come è successo quest’anno quando la prima giornata si è conclusa dopo le 3 del mattino.